In Islanda le donne sono maggioranza in Parlamento, prima volta in Europa
Conquistato il 52% dei seggi, malgrado non ci siano leggi che impongano quote fisse. Nel mondo la percentuale più alta è in Ruanda (61%), seguito da Cuba (53%)
di AGI.it | 26 settembre 21, 14:21

AGI -  Per la prima volta in Europa, le donne detengono più della metà dei seggi nel nuovo Parlamento islandese, secondo i risultati finali delle elezioni.

Dei 63 seggi dell'Althing, 33 sono stati vinti da donne, o il 52%, secondo le proiezioni basate sui risultati finali.     

Nessun altro Paese europeo ha mai avuto più del 50% di parlamentari donne, con la Svezia che si avvicina di più ma si ferma al 47%, secondo i dati della Banca Mondiale.     

Cinque altri paesi del mondo hanno attualmente parlamenti in cui le donne detengono almeno la metà dei seggi, secondo l'Unione interparlamentare: Ruanda con il 61% di donne, Cuba con il 53%, Nicaragua 51% e Messico ed Emirati Arabi Uniti  entrambi con il 50%.  

A differenza di altri paesi, l'Islanda non ha quote legali sulla rappresentanza femminile in Parlamento, anche se alcuni partiti richiedono che un numero minimo di candidati siano donne.     

L'Islanda è stata a lungo un pioniere nell'uguaglianza di genere e nei diritti delle donne, ed è stata in cima alla classifica dei paesi più egualitari del World Economic Forum negli ultimi 12 anni. Offre lo stesso congedo parentale a uomini e donne, e la sua prima legge sulla parità di retribuzione tra uomini e donne risale al 1961.     

L'Islanda è stato il primo Paese ad eleggere una donna come presidente nel 1980, e dal 2018 ha una legge pionieristica sulla parità di retribuzione che impone ai datori di lavoro di dimostrare che stanno pagando lo stesso salario a uomini e donne. Le elezioni di sabato hanno visto il governo di coalizione sinistra-destra allargare la sua maggioranza.     

Tuttavia, il Movimento Verde di Sinistra del Primo Ministro Katrin Jakobsdottir è emerso indebolito, mentre i suoi partner di coalizione di destra hanno ottenuto forti risultati, mettendo in dubbio il suo futuro come primo ministro. 

 
 
 
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