Il colosso di Costantino ritrova la sua mano (grazie a un frammento del Louvre)
L'arto potrà essere ammirato nei Musei Capitolini: era finito a Parigi nel 1860 con la collezione del marchese Campana. La ricomposizione avviene in occasione dei 550 anni dalla donazione della statua al popolo romano da parte di Papa Sisto IV
di AGI.it | 30 aprile 21, 05:17

AGI - Da oggi il pubblico dei Musei Capitolini potrà ammirare la mano del Colosso bronzeo di Costantino ricomposta con il frammento del dito in bronzo, coincidente con le due falangi superiori di un indice, proveniente dal Museo del Louvre.

Il reperto è esposto nell'Esedra del Marco Aurelio assieme agli altri bronzi, già in Laterano, donati al popolo romano da papa Sisto IV nel 1471. La ricomposizione della mano con il suo frammento, frutto di una proficua collaborazione tra Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e il Museo del Louvre, avviene in occasione dei 550 anni della donazione sistina, vero e proprio atto di fondazione delle collezioni capitoline, ma anche a quasi 500 anni dalla loro separazione. 

Il frammento in bronzo arrivò a Parigi nel 1860 assieme a buona parte della collezione del marchese Giampietro Campana, uno dei protagonisti del panorama collezionistico romano degli anni centrali dell'Ottocento.

In anni recenti è stato possibile riconoscere la pertinenza del frammento a una delle sculture più iconiche dell'antichità romana, il Colosso in bronzo di Costantino, di cui restano ai Musei Capitolini la testa, la mano sinistra, con lacune in corrispondenza del dito indice, del medio, dell'anulare e del palmo, e una sfera un tempo sorretta dalla mano.

La conferma dell'eccezionale scoperta è arrivata nel maggio del 2018 grazie a una prova effettuata a Roma con un modello 3D del frammento parigino, operazione coordinata da Françoise Gaultier e da Claudio Parisi Presicce. 

La prima descrizione dei frammenti del colosso bronzeo di Costantino risale alla metà del XII secolo, quando si trovavano ancora in Laterano. Per molto tempo la statua era stata interpretata come una raffigurazione del Sole eretto accanto all'anfiteatro Flavio, e quindi denominato Colosseo per assimilazione con esso.

I materiali preziosi del monumento sono stati menzionati già in numerose cronache e descrizioni medievali e quattrocentesche. La mano con il globo (integra) e la testa, ciascuna collocata su un capitello, sono riconoscibili in un disegno attribuito a Feliciano Felice del 1465, in cui campeggia, al centro, la statua equestre del Marco Aurelio, anche questa posizionata in Laterano fino al 1538. 

Con il trasferimento in Campidoglio nel 1471, la testa colossale ha trovato la sua sistemazione sotto i portici del Palazzo dei Conservatori. L'ultima attestazione dell'integrità della mano è documentata da fonti databili entro la fine degli anni Trenta del Cinquecento.

Testimonianze grafiche, di poco successive, la mostrano invece separata dalla sfera e con l'indice già privo delle due falangi superiori. Il frammento che era finito al Louvre, potrebbe essere entrato nel circuito del mercato antiquario romano già in questa fase. Nulla si sa altro del frammento fino alla sua ricomparsa, nella prima metà dell'Ottocento nella collezione del Marchese Campana.

 
 
 
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