Dallo scostamento ai ristori: ecco che succede con la crisi di governo
Dopo lo strappo di Renzi, Conte può decidere di considerare conclusa l'esperienza dell'esecutivo e quindi non si potrebbe procedere con una richiesta di scostamento di bilancio e con i nuovi aiuti
di Giorgia Ariosto | 14 gennaio 21, 07:24

AGI - La crisi di governo può sbarrare la strada alla macchina degli aiuti anti-Covid compromettendo il percorso dei nuovi ristori per le attività colpite dall'emergenza pandemica e con essi i fondi per i vaccini.

Per finanziare i nuovi aiuti la road map prevede infatti la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio da circa 24-25 miliardi che dovrà essere approvato dalle Camere e successivamente il varo del quinto decreto Ristori che nelle intenzioni dell'esecutivo dovrebbe configurarsi come l'ennesimo provvedimento anti-Covid destinato a finanziare il prolungamento della cassa integrazione, l'acquisto dei vaccini, il rafforzamento della sanità con una dote di oltre 3 miliardi, e a destinare nuovi fondi per la scuola e per i Comuni.

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha messo in guardia sottolineando che una nuova richiesta di deficit richiede un esecutivo nella pienezza dei suoi poteri e che è un atto "incompatibile" con una crisi di governo.

L'ex premier Matteo Renzi ha annunciato il ritiro di Italia Viva dal governo aprendo di fatto la crisi politica ma lasciando aperta la porta e ha assicurato che Iv voterà a favore del nuovo scostamento di bilancio cosi' come dei ristori. Il Parlamento si prepara a votarlo il 20 gennaio. Immediatamente dopo il via libera delle Camere dovrebbe tenersi un Consiglio dei ministri per varare il nuovo decreto Ristori.

Gli scenari che si aprono ora sono molteplici: dopo lo strappo di Renzi il presidente del Consiglio potrebbe decidere di considerare conclusa l'esperienza di governo e quindi, nel caso di un esecutivo dimissionario che resta in carica solo per gli affari correnti, non si potrebbe procedere con una richiesta di scostamento di bilancio e con i nuovi aiuti.

Senza, invece, un'apertura "formale" della crisi e le dimissioni di Conte, con un rimpasto più o meno ampio di governo, o un eventuale appoggio esterno all'esecutivo di Iv, o ancora con la formazione di una nuova maggioranza si potrebbe proseguire con il piano da 24-25 miliardi che avrebbe comunque il sostegno di Italia Viva in Parlamento. Poichè il governo Conte, al momento, è ancora nel pieno dei suoi poteri, il Cdm dovrebbe dare il via libera allo scostamento di bilancio che sarà poi votato dalle Camere la prossima settimana.

Di fatto, però, il percorso della crisi politica, qualunque esso sia, mette a rischio i tempi degli interventi. Non solo dei nuovi indennizzi che nello schema dovrebbero superare il criterio dei codici Ateco per estendere più possibile gli aiuti ai settori in difficoltà, anche a quelli che non hanno dovuto chiudere ma che hanno registrato perdite. Ma anche della proroga della cassa integrazione, che scadrebbe a fine marzo, ed è cruciale per scongiurare gli effetti dello sblocco dei licenziamenti previsto il 31 marzo.

Con il nuovo decreto dovrebbero essere finanziate 18 nuove settimane di cig ma solo per i settori più colpiti dalla crisi. Inoltre rischia di avere ripercussioni anche sul piano vaccinale. Alla sanità dovrebbero essere destinati più di tre miliardi, di cui 1,5 per i vaccini. Dovrebbero arrivare inoltre fondi per la scuola e per i Comuni. I 5 Stelle chiedono poi di inserire una nuova rottamazione per le cartelle fiscali già inviate ai contribuenti. 

 
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