L'incidente della sedia mancante sembra tanto un messaggio di Erdogan
Massimo Sgrelli, per quindici anni capo del cerimoniale a Palazzo Chigi e oggi consulente per istituzioni e aziende su tutti quello che riguarda il protocollo, dà una lettura dello sgarbo fatto dal presidente turco alla presidente della Commissione europea
di Ugo Barbàra | 08 aprile 21, 04:36

AGI - C'è un solo modo per sapere se lo 'sgarbo' fatto ad Ankara alla presidente della Commissione Ue sia un incidente o un atto voluto ed è scritto nel destino del capo del cerimoniale della presidenza turca. Ne è convinto Massimo Sgrelli, per quindici anni capo del cerimoniale a Palazzo Chigi e oggi consulente per istituzioni e aziende su tutti quello che riguarda il protocollo.

E Sgrelli non ha dubbi: "se il capo del cerimoniale si dimetterà o sarà licenziato, allora è il segno che si è trattato di una gaffe, per quanto clamorosa e incomprensibile, e il regime di Erdogan avrà un'occasione per tirarsene fuori. Se, al contrario, resterà al suo posto, sarà il segnale che quello che il presidente turco ha voluto mandare è un messaggio chiaro".

Quanto a Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo finito sotto un fuoco di critiche per aver fatto come se nulla fosse ed essersi accomodato con Erdogan mentre Ursula von der Leyen restava senza sedia, "non c'è dubbio: avrebbe dovuto fare qualcosa, di certo non sedersi".

Anche se, insiste Sgrelli, "spettava a Erdogan prendere l'iniziativa, attendere che fosse portata un'altra sedia o comunque chiedere che l'impasse fosse risolta". Dal punto di vista del cerimoniale, sottolinea Sgrelli, è un "incidente incomprensibile, perché ogni responsabile riesamina la situazione con grande attenzione e verifica in anticipo che tutto sia a posto e sotto controllo: le posizioni di ognuno dei protagonisti e lo scenario". Credere alla casualità, "è un po' difficile".

Eventi come quella di ieri ad Ankara sono occasioni per appianare i contrasti, non per acuirli, sottolinea il professore, "o almeno così è negli ordinamenti democratici". "Nelle dittature e nei regimi, invece" aggiunge, "il protocollo può essere usato strumentalmente per sottolineare qualcosa. In particolare nei regimi autoritari è ampiamente utilizzato per esaltare il leader o comprimere gli avversari, mentre nelle democrazie cerca di creare un'armonia generale".

Le regole del cerimoniale diplomatico internazionale hanno oltre duecento anni: discendono dal trattato di Vienna del 1815 e sono valide per tutti, per questo è impossibile attribuire l'incidente a al 'protocollo turco' conclude Sgrelli. 

 
 
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