Onu e Usa: via i soldati stranieri e i mercenari dalla Libia
La Turchia, che ha militari nel Paese, ha espresso "riserve" alla Conferenza internazionale tenuta a Berlino
di AGI.it | 23 giugno 21, 19:39

AGI - Le forze straniere e i mercenari presenti in Libia devono essere immediatamente ritirati e il settore della sicurezza deve essere riformato e messo chiaramente sotto un'autorità e un controllo civili e unificati: è la conclusione della seconda Conferenza sulla Libia che si è tenuta a Berlino sotto l'egida dell'Onu, a cui hanno partecipato una decina di Paesi e, fra gli altri, i ministri degli Esteri della Libia e della Germania, rispettivamente Najla el-Mangoush e Heiko Maas, oltre al segretario di Stato Usa, Antony Blinken.

I partecipanti hanno inoltre concordato che la situazione in Libia è "migliorata in maniera considerevole" dalla prima conferenza di Berlino, tenutasi nel gennaio 2020: il cessate il fuoco a ottobre e la creazione di un governo di unità nazionale. Tuttavia, il percorso verso una Libia unificata continua a richiedere sfide, tra i quali i principali sono la partenza di tutti i combattenti stranieri e lo svolgimento delle elezioni, il prossimo 24 dicembre, dicembre, nonché la riunificazione dell'esercito, diviso in due dalla guerra civile.

Questi obiettivi implicano una serie di delicati equilibri tra le diverse fazioni all'interno della Libia - molte presenti nel Governo di Unità Nazionale - e anche tra le diverse potenze internazionali coinvolte nel conflitto, in particolare Russia e Turchia. Non è un caso che, nel documento finale, viene precisato che la Turchia, uno dei Paesi con una presenza militare in Libia, ha espresso una "riserva" sulla richiesta del ritiro immediato delle forze straniere e dei mercenari.

Su questo punto, ha invece sottolineato el-Mangoush, "abbiamo fatto progressi e ci auguriamo che si ritireranno nei prossimi giorni, da entrambe le parti (turca e russa, ndr)".

A dicembre l'Onu stimava che il numero dei combattenti stranieri e mercenari (russi, siriani, chadiani e sudanesi) dispiegati nel tormentato Paese fossero quasi 20mila; e nel paese ci sono anche varie centinaia di militari turchi in virtù di un accordo bilaterale siglato con il precedente governo di Tripoli.

Maas ha sottolineato che "i mercenari stranieri in Libia devono ritirarsi tutti contemporaneamente", perché "non serve a nulla che se ne vadano solo alcuni e che altri restino, (il ritiro) deve essere fatto in modo equilibrato, passo dopo passo". "Vi sono già stati dei primi sviluppi per questo ritiro - ha proseguito il capo della diplomazia tedesca - e credo che sia la parte russa che quella turca siano consapevoli che il ritiro debba essere fatto passo dopo passo".

El-Mangoush ha chiesto alla comunità internazionale di sostenere la Libia per renderla stabile e per raggiungere il traguardo delle elezioni nazionali previste il prossimo 24 dicembre. Il governo di transizione, guidato dal premier Abdelhamid Dbeibah, ha ribadito l'impegno per organizzare le elezioni alla data prevista. "Sottolineiamo la necessità che truppe e mercenari stranieri lascino la Libia perchè nuociono alla Libia e alla regione", ha detto Rosemary Dicarlo, vicesegretario generale Onu, ma ha riconosciuto che il processo di pace "richiederà un certo tempo". 

 
 
 
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