Il Porto di Liverpool non è più patrimonio dell'umanità
Lo ha deciso l'Unesco: non sono piaciuti i lavori cui è stata sottoposta l'area con la realizzazione di grattacieli cui si dovrebbe aggiungere un nuovo stadio di calcio. Proteste britanniche
di AGI.it | 21 luglio 21, 20:19

AGI - L'Unesco ha approvato la rimozione della zona del porto di Liverpool dalla lista dei siti patrimonio dell'umanità, puntando il dito contro lo sviluppo eccessivo dell'area. I lavori cui è stata sottoposta negli ultimi anni, con la realizzazione di grattacieli cui si dovrebbe aggiungere un nuovo stadio di calcio, non sono piaciuti all'agenzia Onu, convinta che la zona sia stata snaturata.

Al termine di due giorni di intense discussioni, la proposta è stata messa ai voti: 13 delegati hanno votato a favore mentre in cinque si sono espressi contro; con un solo voto di scarto rispetto ai due terzi richiesti, il comitato presieduto dalla Cina ha approvato la mozione. È il terzo caso di rimozione da quando è stata istituita la lista, dopo il santuario dell'Orice in Oman e la valle dell'Elba in Germania.

Il governo britannico si è detto "estremamente deluso" dalla decisione: "Liverpool merita ancora il suo status dato il ruolo significativo che le storiche banchine e la città più in generale hanno avuto nella storia", ha sostenuto una portavoce di Downing Street.

Della stessa opinione il presidente della regione di Liverpool, Steve Rotheram, che ha denunciato la decisione "retrograda" presa da funzionari provenienti "dall'altra parte del mondo".

"Luoghi come Liverpool non dovrebbero essere messi di fronte alla scelta tra mantenere lo status di patrimonio mondiale o rivitalizzare comunità lasciate indietro, con i posti di lavoro e le opportunità che questo comporta", ha affermato. Il consiglio cittadino prenderà in considerazione la possibilità di presentare appello, ha annunciato il sindaco Joanne Anderson, sottolineando che il sito "non è mai stato in condizioni migliori dopo aver beneficiato di centinaia di milioni di sterline d'investimenti in decine di edifici".

Il dibattito di questi giorni all'interno dell'Unesco ha messo in luce tensioni e divisioni su come si ritiene che le città nel mondo possano preservare le loro vestigia passate, mentre portano avanti progetti di sviluppo e rinnovamento.

La zona portuale di Liverpool era stata inserita nel 2004 dopo una rinascita della zona che aveva messo fine a decenni di declino, ma nel 2012 l'agenzia Onu aveva lanciato l'allarme di fronte alla realizzazione di nuove costruzioni che minacciavano di stravolgerne l'anima. Da qui, l'esortazione alle autorità cittadine a limitare l'altezza dei palazzi e riconsiderare il piano del nuovo stadio.

Appelli che non sono stati raccolti, come ha dimostrato il progetto 'Liverpool Waters' da 5,5 miliardi di sterline promosso da Peel Group che ha portato a un "grave deterioramento e perdita irreversibile" dell'eccezionale valore universale dell'area, insieme a "una perdita significativa della sua autenticità e integrità".

A questo si è aggiunto il piano per lo stadio, approvato dal governo senza un'inchiesta pubblica, "il più recente esempio di un grosso progetto che è completamente contrario" agli obiettivi dell'Unesco, ha sottolineato l'International Council on Monuments and Sites, organo consultivo dell'agenzia Onu.

Diversi Paesi, come l'Australia, hanno chiesto di dare più tempo al nuovo consiglio cittadino, eletto solo a maggio dopo un temporaneo commissariamento del comune per uno scandalo di corruzione. D'altra parte la Norvegia, pur riconoscendo il conflitto tra conservazione e sviluppo, ha sottolineato che "un equilibrio delicato" è possibile ma non è quello abbracciato da Liverpool.

 
 
 
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