Rivoluzione russa, i comunisti strappano la "supermaggioranza" a Putin
Alle elezioni legislative i nostalgici della falce e martello raddoppiano i voti e superano ampiamente il 20% con lo zampino di Navalny. Il partito del presidente, Russia Unita, conserva la maggioranza assoluta ma, secondo le proiezioni, avrebbe perso quasi 100 seggi e non può più modificare la Costituzione da solo. Sorpresa 'Nuovo Popolo', neonata formazione liberale che entra in Parlamento grazie al voto di protesta
di Francesco Russo | 19 settembre 21, 21:41

AGI - Se non è una rivoluzione, poco ci manca. Vladimir Putin non è più uomo solo al comando in Russia e ha perso la "super maggioranza" di due terzi della Duma che gli consentiva di modificare la Costituzione a suo piacimento. La responsabilità non è certo delle formazioni filo-occidentali come Yabloko, relegate a percentuali da prefisso telefonico, ma del boom senza precedenti del Partito Comunista.

I nostalgici dell'Unione Sovietica hanno quasi raddoppiato i consensi alle elezioni legislative, passando dal 13% del 2016 a quasi il 25%, in consultazioni caratterizzate da un nuovo minimo storico di affluenza: il 45,15% in tre giorni di urne aperte, con la possibilità di optare per il voto elettronico.

La riscossa della falce e martello

Dietro al boom della cara vecchia bandiera rossa c'è lo zampino di Alexei Navalny. Nella sua campagna per il "voto intelligente", la rete del dissidente incarcerato aveva invitato gli elettori a puntare sugli esponenti comunisti nei collegi uninominali, essendo quelli che avevano le maggiori probabilità di battere il candidato di Russia Unita, la sigla del presidente. Una spinta che ha dato la volata alla formazione di Gennadij Zjuganov che, complice un ricambio generazionale dei quadri, è riuscita a intercettare il malcontento popolare per un'economia in stagnazione e il voto di protesta contro una classe politica percepita come corrotta e inamovibile.

Dalla tradizionale "cintura rossa" degli Urali, il segno della falce e martello si è allargato anche all'Estremo Oriente e alla Siberia, dove i comunisti hanno registrato ottime performance. 

Il tonfo di Russia Unita

Il vice segretario del consiglio generale di Russia Unita, Yevgeny Revenko, ha rivendicato una "vittoria convincente". I numeri, però, sono impietosi. Con il 15% dei voti scrutinati, Russia Unita è data al 41,6%, una flessione di oltre 12 punti rispetto al 54,2% del 2016. Buona la performance nei collegi uninonimali, dove viene decisa la metà dei parlamentari della Duma e il partito di Putin si sarebbe aggiudicato, secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale, 148 dei 225 scranni in palio.

Secondo le proiezioni, però, Russia Unita controllerà, nel complesso, appena 240 dei 450 seggi totali della Duma, ovvero 96 in meno rispetto ai 336 di oggi. La maggioranza assoluta c'è ma la "super maggioranza" dei due terzi appare lontanissima e servirebbe davvero una svolta clamorosa perché i risultati definitivi, che verranno diffusi in mattinata, raccontino una storia differente.

Facce nuove alla Duma

Se Zjuganov ha di che festeggiare, qualche bottiglia di vodka sarà stappata anche nel quartier generale di 'Nuovo Popolo', un neonato partito di ispirazione liberal-conservatrice che avrebbe superato la soglia di sbarramento del 5% con oltre il 7% dei voti. Se i dati provvisori verranno confermati, salirebbero così da quattro a cinque i partiti rappresentati in una Duma diventata decisamente più pluralista.

Completano il quadro due vecchie conoscenze della politica russa: i Liberal-democratici, ovvero l'estrema destra di Vladimir Zirinovskij, scesi al 9% dal 13% del 2016, e la sinistra di Russia Giusta, stabile al 6%.

La strategia di Navalny

"L'elettorato di protesta ha cercato un altro modo per incanalarla e ha scoperto il marchio Nuovo Popolo, privo delle caratteristiche dei nauseanti partiti in Parlamento", è la riflessione di Leonid Volkov, un socio di Alexei Navalny, i cui militanti avevano raccomandato solo in cinque casi su 225 di votare il candidato di questa sigla.

L'invito della rete di Navalny era infatti quello di scartare i partiti piccoli e di recente costituzione in quanto, se non avessero superato la soglia del 5%, i loro voti sarebbero stati redistribuiti tra gli altri partiti, facendo il gioco della maggioranza. E Volkov aveva citato, a questo proposito, proprio 'Nuovo Popolo'. Una politica che, col senno di poi, il politologo Gleb Pavlovsky ha definito un "errore di valutazione", in quanto, in seguito alla stretta senza precedenti sui candidati dell'opposizione, molti simpatizzanti di Navalny, per lo più di simpatie liberali, hanno comunque preferito cercare un'alternativa pur di non mettere la croce sulla falce e martello.

@cicciorusso_agi

 
 
 
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