Lo spettro della crisi inglese sui porti italiani
La Gran Bretagna assiste a una impennata dei prezzi dell'energia, merci che scarseggiano, problemi di consegna del carburante, una carenza di camionisti che a lungo termine potrebbe diventare cronica. E l'Italia guarda a Londra con rinnovata preoccupazione
di Gianluca Zeccardo | 13 ottobre 21, 16:34

AGI - I più grandi porti container del mondo resteranno intasati per sei-nove mesi a causa della crisi della catena di approvvigionamento. La fosca previsione della della British Ports Authority arriva dopo che il gigante marittimo danese AP Moller-Maersk ha rivelato di aver iniziato a deviare il traffico dal più grande porto commerciale della Gran Bretagna, Felixstowe.

Le navi cargo che riducono gli sbarchi nei porti britannici a causa della mancaza di camionisti è l'ultima di una serie di conseguenze della Brexit che stanno infilando la Gran Bretagna in un imbuto a cui l'Italia guarda con preoccupazione vista l'imminente entrata in vigore dell'obbligo del green pass per i lavoratori, che rischia di gettare il Paese nella paralisi e ci avvicina alla prospettiva di un venerdì nerissimo per i nostri porti. 

Le economie in fase di ripartenza vivono un boom della domanda ma l'offerta non riesce a tenere il passo. La Gran Bretagna assiste a una impennata dei prezzi dell'energia, merci che scarseggiano, problemi di consegna del carburante, una carenza di camionisti che a lungo termine potrebbe diventare cronica.

Tutti i problemi di Londra

Le code chilometriche ai distributori di benzina sono la punta dell'iceberg, i problemi non finiscono qui in Gran Bretagna, dove molti lavoratori non riescono a raggiungere i luoghi di lavoro, le merci nei supermercati scarseggiano e le conseguenze dello stallo non stanno risparmiando neanche il sistema sanitario nazionale (Nhs), già alla corde per la pandemia, e le scuole.

Gli esperti non hanno dubbi, il Covid e le conseguenze della Brexit sono la radice della crisi della catena di approvvigionamento e sulle carenze nei servizi sanitari e sociali sta incidendo la fine della libertà di movimento.

Il blocco nei porti britannici minaccia anche la distribuzione di prodotti per il Natale, compresi i giocattoli, è l'ultimo allarme lanciato da fonti di vari settori. Secondo il direttore della compagnia di navigazione inglese Cory Brothers, Peter Wilson, citato dalla Bbc, i cittadini dovrebbero effettuare gli ordini "in tempo" per assicurarsi che arrivino per le vacanze, mentre l'azienda di giocattoli Boxer Gifts, che produce in Cina, ha avvertito che le merci arriveranno in ritardo e saranno più costose.

Gary Grant, n.1 di The Entertainer, ha avvertito che, sebbene i negozi siano ora ancora pieni, "la domanda supererà le scorte" perché "non ci sono abbastanza corrieri" per distribuire agli stabilimenti.

Il porto di Felixstowe, nel Sud-Est dell'Inghilterra, ha circa 50.000 container in attesa di essere ritirati dai camionisti, il che provoca una saturazione delle strutture di stoccaggio ed eventualmente ritardi nel trasporto dei prodotti alla destinazione finale.

La UK Ports Association ha ammesso che sebbene molti porti britannici operino in modo relativamente normale, la carenza di camionisti "causa ritardi, significa che alcune spedizioni non vengono ritirate con la stessa rapidità e tale situazione riguarda già tutti i porti, non solo i terminal container".

Le associazioni imprenditoriali stimano che il Regno Unito subirà un deficit di circa 100.000 vettori, alla base delle carenze nelle stazioni di servizio.

 
 
 
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