Per Gimbe i contagi sono in frenata, ma gli ospedali ancora 'soffrono' molto
Cartabellotta: "Oltre 200 casi al gior no in terapia intensiva". Ancora "impossibile riprendere il tracciamento". Doppia dose al 6,8% della popolazione, 44% degli over 80
di AGI.it | 15 aprile 21, 08:46

AGI - Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva una diminuzione dei nuovi casi (106.326 contro 125.695) nella settimana 7-13 aprile 2021, rispetto alla precedente, a fronte di un aumento dei decessi (3.083 rispetto ai 2.868). In calo i casi attualmente positivi (519.220 contro 555.705), le persone in isolamento domiciliare (488.742 contro 522.625), i ricoveri con sintomi (26.952 contro 29.337) e le terapie intensive (3.526 contro 3.743).

"I nuovi casi e la loro variazione percentuale continuano a scendere - dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe - ma con un bacino di 520 mila casi attualmente positivi è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti".

Il dato nazionale, come sempre, risente di notevoli eterogeneità regionali: si rilevano infatti un aumento della variazione percentuale dei nuovi casi in 6 Regioni, in particolare Basilicata e Calabria e un incremento dei casi attualmente positivi in 5 Regioni. 

"Sul fronte ospedaliero - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe - le curve dei ricoveri con sintomi e delle terapie intensive hanno iniziato una discesa lenta e irregolare. Ma i numeri assoluti restano elevati e in molte Regioni gli ospedali sono ancora in affanno". Infatti, le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (40%) e in terapia intensiva (30%) si attestano a livello nazionale rispettivamente al 41% e al 39%.

In particolare sono sopra soglia 7 Regioni per l'area medica e 13 per le terapie intensive. "Si conferma il calo dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva - spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe - ma la media mobile a 7 giorni rimane superiore ai 200 ingressi al giorno". 

Doppia dose al 44% degli over 80, 3% dei 70-79enni

Degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.939.680 (il 43,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.414.126 (32%) hanno ricevuto solo la prima dose. Nella fascia 70-79 anni, degli oltre 5,9 milioni, 180.164 (il 3%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.395.527 (23,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Quanto agli appartenenti alla categoria ad elevata fragilità, le dosi destinate ai soggetti fragili vengono rendicontate nella categoria "Altro", dove oltre la metà delle dosi (1.680.418 dosi) è stata somministrata ad over 70 mentre il 47,6% (1.529.103 dosi) è andato a persone under 60, dove possono rientrare soggetti ad elevata fragilità e loro caregiver. "è evidente - precisa Cartabellotta - che senza prevedere nella rendicontazione pubblica specifiche categorie di soggetti fragili non è possibile condurre ulteriori analisi su questo indefinito contenitore dove confluiscono certamente anche soggetti 'non aventi diritto'".

In generale, al 14 aprile hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 4.055.458 milioni di persone (6,8% della popolazione), con notevoli differenze regionali: dall'8,3% del Piemonte al 5,2% della Campania. Anche se il numero di somministrazioni in alcuni giorni ha superato quota 300mila, su base settimanale non si va oltre le 1,9 milioni di dosi, numero ben lontano dall'obiettivo Figliuolo (3,5 milioni/settimana).

"Se in vista della stagione estiva - conclude Cartabellotta - la priorità del Paese è rappresentata dalle progressive riaperture per rilanciare l'economia e placare le tensioni sociali, è indispensabile ribadire alcune dinamiche della pandemia e della campagna vaccinale per guidare Governo e Regioni in questa fase strategica e per una corretta informazione della popolazione"

 
 
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